Inaugurazione di Biodiversity Gateway e Alien Lab al Fano Marine Centre

Il 17 settembre 2026 è stata inaugurata, presso il Fano Marine Center, la sede locale del Biodiversity Gateway unitamente ai nuovi laboratori di ricerca del Centro. L’iniziativa rientra nelle attività del National Biodiversity Future Center (NBFC) ed è finanziata dall’Unione Europea nell’ambito del programma NextGenerationEU e dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Il Biodiversity Gateway si configura come uno spazio permanente aperto al pubblico e focalizzato sulla tutela e sulla valorizzazione della biodiversità marina. Il coordinamento del progetto fa capo al Consiglio Nazionale delle Ricerche attraverso l’azione congiunta dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine (CNR-IRBIM) e dell’Istituto di Scienze Marine (CNR-ISMAR). IRBIM svolge un ruolo chiave nella gestione scientifica della struttura di Fano e nell’indirizzo dell’AlienLab, la nuova struttura educativa e multimediale provvista di una sala a realtà immersiva destinata allo studio e alla divulgazione sul tema delle specie aliene marine, integrata nell’offerta del polo DIDAMAR.

La cerimonia si è aperta con i saluti istituzionali forniti dal Rettore dell’Università di Bologna Giovanni Molari, dal Presidente del CNR Andrea Lenzi, dal Sindaco di Fano Luca Serfilippi, dal Presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn Roberto Bassi, dal Presidente del NBFC Luigi Fiorentino, dal Delegato alla Ricerca dell’Università Politecnica delle Marche Francesco Regoli, dal Prorettore vicario dell’Università di Urbino Vieri Fusi, dal Vicepresidente della Regione Marche Enrico Rossi e dal Direttore del GALPA Marche Uriano Meconi. La programmazione degli interventi tecnici è proseguita con le presentazioni scientifiche curate da Federica Foglini (CNR-ISMAR), focalizzata sulla struttura digitale del Gateway, da Sarah Pizzini (CNR-IRBIM e FMC), relativa ai contenuti della sede di Fano e dell’AlienLab, e da Federico Foschi (Università di Bologna), Responsabile Unico del Progetto per la realizzazione dei laboratori. L’evento si è concluso con il taglio del nastro e con la visita guidata riservata alle autorità e al pubblico presso i nuovi laboratori e la sala a realtà immersiva. Qui è possibile consultare il programma dell’evento in dettaglio.

La soglia naturale del Conero

Lunedì 7 settembre è andata in onda su Rai Scuola la prima puntata della nuova stagione di “Habitat”, il programma di approfondimento firmato Rai Cultura e dedicato alla tutela, alla valorizzazione e alla conoscenza dell’ambiente e della biodiversità. L’episodio, intitolato “La soglia naturale del Conero”, ha condotto gli spettatori alla scoperta dello straordinario patrimonio naturale, marino e storico-archeologico del Promontorio del Conero (Ancona), dando ampio spazio alle attività di ricerca scientifica anche dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine. Nel corso del documentario, il personale IRBIM ha offerto un ampio quadro sull’ecosistema marino della riviera, della biodiversità e delle specie aliena e sulle attività subacquee grazie agli interventi del Direttore Gian Marco Luna, del Responsabile della sede di Ancona Luca Bolognini e dei ricercatori Emma Ventura, Martina Scanu, Pierluigi Penna, Luca Montagnini, Daniel Li Veli ed Ernesto Azzurro, che hanno fornito un importante contributo operativo partecipando direttamente alle attività scientifiche svolte durante le riprese. La puntata ha valorizzato anche la stretta sinergia tra ricerca e gestione del territorio, avvalendosi dei contributi di altri importanti rappresentanti ed esperti delle realtà locali; in particolare di Marco Zannini, Direttore dell’Ente Parco del Conero, Filippo Invernizzi, Responsabile dell’Ufficio Cultura e Rete Museale del Parco, Stefano Finocchi, Funzionario Archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro Urbino, e Carla Carloni in rappresentanza di Conero4Seasons. La complessa realizzazione delle riprese è stata condotta a bordo della Tecnopesca, l’imbarcazione da ricerca dell’IRBIM, grazie al contributo di Michele Sciarra dell’Unità Prevenzione e Protezione del CNR presente a bordo, all’equipaggio composto da Giampaolo Gaetani e Antonio Marziali, e al personale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera per l’indispensabile supporto fornito in mare. Federica De Maria e Nicoletta Più di Rai Cultura hanno raccontato il Conero e le sue bellezze naturali e il suo rapporto con l’uomo, valorizzando molto il lavoro scientifico. La puntata è disponibile per la visione in streaming sulla piattaforma RaiPlay a questo link.

Arte, creatività e tutela del Mediterraneo

Il CNR-IRBIM di Oristano, il CReS (Centro di Recupero del Sinis), la Rete Regionale dell’Assessorato all’Ambiente della Sardegna e il Ceas di Nora (Centro di Educazione Ambientale e alla Sostenibilità) aderiscono all’iniziativa dell’Accademia d’Arte di Cagliari per promuovere la salvaguardia del Mediterraneo.  Da questa rete di partner nascerà una serie di iniziative scientifico-culturali volte a raccontare la fragilità degli ecosistemi marini, l’impatto delle attività umane e l’importanza della tutela della fauna protetta. L’obiettivo comune è unire la forza espressiva dei linguaggi artistici al rigore della ricerca scientifica, traducendo dati e conoscenze in storie visive immediate rivolte al grande pubblico e alle nuove generazioni. La prima iniziativa nata da questa collaborazione sarà una mostra allestita negli spazi del Lazzaretto di Cagliari. Il percorso espositivo vedrà coinvolti direttamente studenti e docenti dell’Accademia d’Arte affiancati dai ricercatori e dagli esperti del CNR-IRBIM, del CReS, della Rete Regionale e del Ceas- Centro di Educazione Ambientale e alla Sostenibilità. 

Campagna di sensibilizzazione sui rifiuti plastici a mare

L’inquinamento da plastica nei nostri mari rappresenta una minaccia letale per la fauna marina, in particolare per le tartarughe Caretta caretta. Andrea De Lucia e Andrea Camedda dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del CNR (IRBIM), con sede a Torregrande (Oristano), lanciano un nuovo allarme sull’impatto devastante dei rifiuti plastici, promuovendo un’importante campagna di sensibilizzazione contro l’abbandono dei rifiuti in mare e lungo le coste. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività del CReS (Centro Regionale Recupero Tartarughe e Cetacei), struttura nata dalla collaborazione tra l’Area Marina Protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre e il CNR IRBIM di Oristano. Gli studi condotti evidenziano una situazione critica: sacchetti, imballaggi e frammenti di plastica galleggianti vengono scambiati dalle tartarughe per cibo, come le meduse di cui si nutrono comunemente. L’ingestione di questi materiali provoca severi blocchi intestinali, denutrizione e spesso la morte dell’animale, oltre ai frequenti casi di soffocamento e intrappolamento negli attrezzi da pesca abbandonati o smarriti. Per contrastare l’emergenza, la campagna mira a coinvolgere direttamente cittadini, turisti e comunità locali. Il piano d’azione punta sull’educazione alla prevenzione a terra per eliminare la plastica monouso e garantire il corretto smaltimento dei rifiuti, ma anche sulla cooperazione con i pescatori per incentivare il recupero delle plastiche rimaste impigliate nelle reti durante le battute in mare. Infine, i ricercatori sollecitano diportisti e bagnanti a segnalare tempestivamente ai centri di recupero la presenza di tartarughe ferite o in evidente difficoltà. La salvaguardia dell’ecosistema marino dipende dai comportamenti individuali: bloccare il flusso dei rifiuti prima che raggiunga l’acqua è l’unica strada per garantire la sopravvivenza di questa specie simbolo del Mediterraneo. Qui il link del servizio RAI Sardegna.

Boa Oceanografica a Portonovo, Ancona

ANCONA – Lunedì 24 agosto è stata messa in opera la nuova boa oceanografica DORY, installata a un miglio dalla costa al largo della Torre di Portonovo e posizionata su un fondale di circa 12 metri. Le coordinate sono Latitudine 43,567830° N, Longitudine 13,599020° E. Il progetto nasce da un‘intensa collaborazione scientifica tra il CNR-IRBIM di Ancona e il Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università Politecnica delle Marche (UNIVPM), con il contributo del Comune di Ancona, della Regione Marche e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche (IZSUM). La boa è stata realizzata in Italia e ha un peso di circa una tonnellata per un valore di oltre 180.000 euro finanziati dalla Regione Marche. Questa strumentazione agisce in sinergia con il recente Portonovo Lab di UNIVPM. La boa rappresenta il quarto snodo della rete di monitoraggio costiero marchigiano gestita dal CNR-IRBIM, aggiungendosi a quelle già attive a Fano, Senigallia e Porto Recanati.
DORY ogni 20 minuti rileva e trasmette una vasta gamma di dati meteo-marini cruciali: parametri marini quali temperatura dell’acqua, salinità, conducibilità, densità, ossigeno disciolto, clorofilla, velocità e direzione di correnti e onde; parametri meteorologici quali velocità e direzione del vento, umidità e condizioni atmosferiche. La boa è inoltre equipaggiata con una videocamera ad alta definizione per l’acquisizione continua di immagini e video dell’area.
L’esigenza dell’infrastruttura è emersa dal Tavolo Tecnico istituito dal Comune di Ancona per affrontare la crisi del mosciolo selvatico di Portonovo. In un’estate caratterizzata da forti innalzamenti termici delle acque adriatiche, DORY permetterà di correlare lo stato di salute dei mitili e della biodiversità con le variazioni chimico-fisiche dell’acqua.L’operazione di posizionamento e attivazione della boa ha visto l’impegno congiunto del personale tecnico e scientifico di CNR-IRBIM e UNIVPM, in particolare del responsabile tecnico delle Infrastrutture Osservative IRBIM ing. Pierluigi Penna e dei colleghi IRBIM Fabrizio Moro e Giordano Giuliani.
Il Direttore del CNR-IRBIM Gian Marco Luna ha dichiarato in proposito: «Siamo di fronte a un cambio di paradigma: dobbiamo passare da una logica reattiva a una proattiva, monitorando i parametri per anticipare le emergenze anziché inseguirle». Il Rettore dell’Università Politecnica delle Marche, Enrico Quagliarini, ha sottolineato che: «Ricerca e monitoraggio sono le parole chiave di questa giornata storica per il territorio. Questa sinergia tra istituzioni, Università e CNR fornirà risposte concrete agli effetti del cambiamento climatico». Anche il Sindaco di Ancona, Daniele Silvetti, ha espresso compiacimento per l’avvenuta messa in opera della boa: «Era un obiettivo primario che ci eravamo prefissati per la tutela del nostro mosciolo selvatico. DORY è il frutto concreto della concertazione tra mondo scientifico e amministrazione».
Una delle novità principali della boa DORY riguarda la trasparenza e l’accessibilità dei dati. Le misurazioni non saranno riservate unicamente ai ricercatori, ma saranno consultabili in tempo reale da tutti i cittadini, diportisti e bagnanti collegandosi al portale web del CNR-IRBIM, nella sezione  Rete Osservativa Meteo-marina”. Come sottolineato dal prof. Francesco Regoli, direttore del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente di UNIVPM, l’accessibilità pubblica dei dati ambientali rappresenta un passaggio fondamentale non solo per la ricerca scientifica, ma anche per accrescere la sensibilità collettiva verso la tutela del nostro mare.

Dati IRBIM sull’emergenza calore nel Mediterraneo

L’estate 2026 ha fatto registrare condizioni climatiche estreme, con ripetute e prolungate ondate di calore che hanno riversato temperature record non solo in atmosfera, ma anche nelle profondità dei nostri mari. Il Mar Mediterraneo si trova ad affrontare una grave crisi termica, le cui conseguenze ecologiche ed economiche richiedono un monitoraggio costante e strategie basate su solide evidenze scientifiche.

Per tracciare l’evoluzione di questi fenomeni e comprenderne le dinamiche a lungo termine, il lavoro dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IRBIM) si rivela fondamentale. Attraverso infrastrutture di misurazione e reti di osservazione distribuite sul territorio – come la meda oceanografica situata al largo di Senigallia – i ricercatori del CNR-IRBIM, tra cui l’ingegnere Pierluigi Penna, monitorano costantemente la risposta termica del mare. Tali strumenti permettono di misurare l’inerzia con cui il mare assorbe il calore atmosferico e di incrociare i dati locali con i modelli europei del programma Copernicus, fornendo un quadro conoscitivo essenziale per valutare gli impatti del riscaldamento globale.

Le analisi dicono che l’aumento continuo delle temperature marine sta alterando profondamente l’equilibrio del Mediterraneo. Nel Mar Adriatico la temperatura dell’acqua ha sfiorato i 28 °C a giugno, superato i 29 °C a luglio al largo di Fano ed è arrivata a touching la soglia record dei 30 °C a metà agosto al largo di Senigallia, un valore non più rilevato dal 2012. Questo riscaldamento genera un forte impatto ecologico: si registrano morie di specie che non riescono a spostarsi, migrazioni di massa dei pesci verso aree più profonde o più fredde e una progressiva colonizzazione da parte di specie aliene di origine tropicale.

Sull’impatto delle ondate di calore e sulla gestione del mare, il Direttore del CNR-IRBIM, Gian Marco Luna, ha sottolineato la necessità imperativa di porre la ricerca scientifica al centro di ogni decisione politica ed economica: «La transizione ecologica non può essere affrontata senza una conoscenza scientifica profonda del Mar Mediterraneo. Solo attraverso dati, monitoraggi di lungo periodo e ricerca sarà possibile gestire in modo sostenibile le risorse marine, comprendere gli effetti dei cambiamenti climatici e accompagnare la blue economy verso un futuro più resiliente e competitivo. La scienza deve essere la bussola che consente di trasformare le sfide del cambiamento climatico in opportunità di sviluppo sostenibile per il mare, la pesca e le comunità costiere».

IRBIM e il recupero di una rete fantasma

Durante la campagna di ricerca MEDIAS 2026 a bordo della motonave “G. Dallaporta” nel Tirreno meridionale, è avvenuto un importante recupero di una rete fantasma di 4 tonnellate ad opera dei ricercatori dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR IRBIM). Nelle acque antistanti Termini Imerese (Palermo), la rete pelagica impiegata per i campionamenti biologici ha accidentalmente intercettato un’enorme rete derivante abbandonata. L’attrezzo da pesca abbandonato si era trasformato in un’insidiosa “rete fantasma” e aveva intrappolato diversi esemplari di pesci in avanzato stato di decomposizione. L’operazione per separare la rete da pesca scientifica da quella fantasma e issare quest’ultima a bordo ha richiesto un notevole sforzo pratico.
“Il fenomeno della pesca fantasma (
ghost fishing) e dell’inquinamento marino ad esso collegato rappresenta una seria minaccia per la biodiversità marina: gli attrezzi dispersi o abbandonati continuano infatti a catturare fauna anche senza il controllo dell’uomo, innescando un ciclo continuo di catture successive e danneggiando habitat vulnerabili quali fondali rocciosi, praterie di fanerogame e coralligeno”, spiega il direttore IRBIM Gian Marco Luna. Nel Mar Mediterraneo questo problema è particolarmente rilevante per via dell’intensa attività ittica e della presenza di specie protette o vulnerabili, tra cui tartarughe, cetacei ed elasmobranchi. L’intervento del team CNR IRBIM si inserisce nel costante impegno dell’Istituto per la tutela e la conservazione del mare e si collega alle iniziative di sensibilizzazione sull’inquinamento da plastica e sulla protezione delle risorse marine come “Mediterraneo da remare”, orientate all’obiettivo di salvaguardare almeno il 30% dei mari entro il 2030. “Le dimensioni della rete derivante erano tali da occupare gran parte della zona di poppa necessaria per le attività di campionamento: è stato, quindi, necessario interrompere il survey e procedere allo sbarco della rete presso il porto più vicino attrezzato per lo smaltimento dei rifiuti speciali, ovvero Palermo”, ha dichiarato il ricercatore del CNR-IRBIM Angelo Bonanno, presente a bordo durante la missione. In accordo con la società Finship, armatrice dell’imbarcazione, la motonave ha temporaneamente sospeso i campionamenti e affidato la rete a una ditta specializzata e incaricata del regolare smaltimento. La campagna MEDIAS (Mediterranean International Acoustic Survey) è condotta all’interno della Geographical Sub Area 10 ed è inserita nel Programma Nazionale di Raccolta Dati sulla Pesca previsto dal Regolamento UE n. 1004/2017. Le attività prevedono l’acquisizione di dati acustici e biologici tramite rete volante con l’obiettivo di stimare la biomassa e la distribuzione spaziale dei piccoli pelagici di elevato interesse commerciale, in particolare acciughe (Engraulis encrasicolus) e sardine (Sardina pilchardus). Il team di ricerca  IRBIM attivo a bordo della M/N “G. Dallaporta” era composto da Angelo Bonanno, Simona Genovese e Giovanni Giacalone (CNR-IRBIM), affiancati da tre dottorandi e tre studenti dell’Università degli Studi di Messina. Maggiori informazioni sono state pubblicate dall’ufficio stampa CNR e sui canali sociali.

XII Rapporto sulla Bioeconomia in Europa

Martedì 16 giugno 2026, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si è tenuta la presentazione del XII Rapporto sulla Bioeconomia in Europa, intitolato “La bioeconomia per la crescita e la resilienza”. Il documento, realizzato dal Centro Studi di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Cluster SPRING, mostra un settore in forte espansione e sempre più strategico per la transizione ecologica. Nel 2025 la Bioeconomia Europea ha generato ben 3.174 miliardi di euro (l’8,8% dell’economia UE) e dato lavoro a 17 milioni di persone. In questo scenario l’Italia è al terzo posto in Europa per fatturato e occupazione dietro solo a Germania e Francia. Secondo il rapporto, il settore, infatti, è un vero e proprio motore di sviluppo, soprattutto per le aree rurali e costiere in quanto genera oltre il 10% del PIL e l’8% dell’occupazione nazionale. Il Prof. Andrea Lenzi, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha sottolineato come la bioeconomia valorizzi la biodiversità nazionale trasformando residui e risorse in bioprodotti ed energia pulita. Il Prof. Fabio Fava (Coordinatore del GCNB) ha rimarcato il valore del Rapporto come bussola per istituzioni e mondo della ricerca, mentre il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha concluso evidenziando come il settore sia ormai una leva geopolitica di resilienza per ridurre la dipendenza dalle importazioni fossili. L’evento ha rappresentato un’importante vetrina per la gestione sostenibile delle risorse marine. Sono stati presentati i risultati e le linee guida del Gruppo di Lavoro per la Bioeconomia Blu “Usi dello Spazio Marino”, arricchiti dall’intervento del Direttore del CNR IRBIM, Gian Marco Luna. Per garantire un utilizzo equo e sostenibile dello spazio marino a supporto delle filiere del settore, il Gruppo di Lavoro ha proposto l’istituzione di un Centro Transdisciplinare, che capitalizzerà l’esperienza e i risultati del progetto MSP4BIODIVERSITY, finanziato nell’ambito dello Spoke 2 del PNRR NBFC (National Biodiversity Future Center). Oltre a questa iniziativa, sono state identificate quattro filiere pilota strategiche, caratterizzate da un alto potenziale di replicabilità e scalabilità sul territorio nazionale: l’ostricoltura in Sardegna, la coltivazione delle alghe in Puglia, la pesca artigianale in Sicilia e, infine, una serie di attività dedicate alla formazione professionalizzante per gli operatori del settore. Ulteriori dettagli nella nota stampa del CNR. Qui invece il link per la lettura completa del XII Rapporto: La Bioeconomia in Europa.

Cerimonia di consegna Bandiere Blu 2026

Roma, 14 Maggio 2026. Si è tenuta presso la Sede Centrale del CNR a Roma la cerimonia di consegna dei prestigiosi riconoscimenti FEE per le Bandiere Blu 2026. Sono stati 257 i Comuni rivieraschi e gli approdi turistici italiani che hanno ottenuto dalla Foundation for Environmental Education (FEE) l’ambita Bandiera Blu 2026, segnando una crescita virtuosa con undici riconoscimenti in più rispetto ai 246 dello scorso anno. Alla cerimonia ufficiale presso l’Aula Convegni del Consiglio Nazionale delle Ricerche, erano presenti i sindaci delle località premiate, il Presidente della fondazione FEE Italia Claudio Mazza ed il Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi. A rappresentare l’Ente all’evento è intervenuto Gian Marco Luna, Direttore dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine (CNR IRBIM) che nel suo discorso ha portato i saluti del Presidente del CNR, prof. Andrea Lenzi, e del Direttore del Dipartimento DSSTTA CNR, dott. Francesco Petracchini, e sottolineato il ruolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, attraverso i suoi Istituti impegnati nelle scienze del mare, come una delle più importanti reti di ricerca marina del Paese e dell’intero Mediterraneo. Il CNR, attraverso i suoi Istituti che operano in tutti i campi delle scienze marine, svolge infatti ogni giorno un lavoro fondamentale per comprendere i cambiamenti che interessano i nostri mari e per fornire conoscenza e strumenti concreti alle istituzioni, ai territori e alle comunità. “Trasformiamo la conoscenza scientifica in supporto operativo per il Paese. La ricerca oggi non è più chiusa nei laboratori. La ricerca deve dialogare con i territori, con i Comuni, con le imprese, con le istituzioni nazionali ed europee”, ha dichiarato il Direttore del CNR IRBIM. “Deve aiutare chi governa a prendere decisioni migliori, basate su dati, evidenze e visione di lungo periodo. Ecco perché momenti come questo sono così importanti. La Bandiera Blu rappresenta infatti un esempio virtuoso di come amministrazioni locali, cittadini e comunità scientifica possano lavorare insieme verso obiettivi comuni.” “L’Italia ha tutte le competenze per diventare un modello europeo di gestione sostenibile del mare e delle coste. Abbiamo straordinarie professionalità scientifiche, amministrazioni locali capaci, una tradizione marittima unica e una biodiversità che il mondo ci invidia. Ma dobbiamo continuare ad investire nella ricerca e nella conoscenza. E soprattutto, senza cultura del mare non esiste futuro per un Paese come il nostro. Il mio speciale ringraziamento anche a tutte le donne e gli uomini della ricerca scientifica, del CNR ma non solo, che lavorano spesso lontano dai riflettori, ma con un impatto enorme sul futuro del Paese.”

Il riconoscimento della Bandiera Blu premia la bellezza paesaggistica, ma certifica un percorso di eccellenza ambientale strutturato e misurabile. Nella complessa fase di valutazione portata avanti dalla Commissione secondo un rigido schema procedurale, diversi Enti Istituzionali, tra cui anche il CNR, hanno fornito il loro contributo tecnico. Altre informazioni sono nella pagina news del CNR e l’elenco dettagliato è riscontrabile alla pagina ufficiale del FEE programma Bandiera Blu.

Transformative Ocean Science:

Dal 24 al 27 marzo 2026 la città di Venezia ha ospitato la prima edizione dell’International Symposium – Transformative Ocean Science, un appuntamento di rilievo internazionale organizzato da CNR ISMAR, DSSTTA e IRBIM, in collaborazione con i principali attori della ricerca marina nazionale e internazionale. L’evento è nato per rispondere alla crescente necessità di trasformare la conoscenza scientifica in azioni concrete, ponendo al centro la nuova visione europea racchiusa in “The Ocean Pact”, la nuova strategia europea dedicata al futuro degli oceani. Il Simposio rappresenta un forum ad alto livello che riunisce comunità scientifiche, enti di ricerca, decisori politici e organismi internazionali per discutere come la scienza del mare debba evolvere per affrontare le più urgenti sfide ambientali e sociali. L’obiettivo è esplorare come scienza, etica e innovazione possano collaborare per rendere operativa la sostenibilità del nostro pianeta blu e contribuire all’attuazione dell’Ocean Pact.

Il Simposio ha previsto tre giornate su invito durante le quali il confronto tra i partecipanti si articola attorno a tre pilastri fondamentali: il primo è dedicato alla Scienza Trasformativa, con una riflessione sul ruolo della ricerca nel coniugare sviluppo economico, responsabilità etica ed equilibrio ambientale, affinché la scienza possa produrre cambiamenti reali incidendo sulle decisioni politiche e sulla gestione delle risorse marine; il secondo pilastro, Oltre i confini della ricerca, esplora le nuove frontiere scientifiche e gli approcci interdisciplinari necessari per implementare pienamente l’Ocean Pact dell’Unione Europea; il terzo, Dalla conoscenza all’azione, concentra le attività sull’elaborazione di strumenti concreti per orientare la governance oceanica del futuro, tra cui una Strategic Roadmap per definire priorità strategiche e aree di ricerca collaborative, un Policy Brief con raccomandazioni chiave per la Commissione Europea, il Parlamento Europeo e i partner internazionali, e un White Paper dedicato alla Scienza Oceanica Trasformativa e al contributo dell’Ocean Pact. La quarta giornata, il 27 marzo, aperta al pubblico ha previsto anche l’intervento del premio Nobel Prof. Tim Hunt con la plenary lecture intitolata “Chromosomes, Nerves, Cell Division: Fundamental Discoveries In Biology At Marine Stations. What Next?” che ha fatto una panoramica di straordinarie scoperte avvenute presso Centri di ricerca e stazioni marine. Il Comitato Scientifico del Simposio riunisce figure di altissimo profilo nel panorama della ricerca marina internazionale, provenienti da enti di ricerca, università e organizzazioni europee e globali. Guidato da Mario Sprovieri, Direttore del CNR‑ISMAR, il Comitato include esperti di oceanografia fisica e biologica, osservazione della Terra, etica applicata, innovazione tecnologica, governance oceanica e cambiamento climatico; è presente anche il Direttore di IRBIM, Gian Marco Luna. L’esperienza dei membri del comitato scientifico a programmi strategici internazionali, missioni oceanografiche, infrastrutture di ricerca e iniziative europee come la Ocean & Waters Mission e l’Ocean Pact garantisce una supervisione scientifica autorevole e interdisciplinare e concreta per la promozione della Scienza Trasformativa.
In qualità di co‑organizzatore, IRBIM prevede la presenza di Fabio Campanella, Valentina Lauria, Andrea Miccoli e Emanuela Fanelli che fungeranno da facilitatori durante i lavori; tuttavia il coinvolgimento è esteso all’intera comunità scientifica, che potrà contribuire con riflessioni e contenuti attraverso un form dedicato. Il tempo stimato di compilazione è di circa 50 minuti, la scadenza per l’invio è il 30 aprile e il contatto di riferimento è la Dr.ssa Elena Gissi (CNR ISMAR).

 

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