Dati IRBIM sull’emergenza calore nel Mediterraneo

L’estate 2026 ha fatto registrare condizioni climatiche estreme, con ripetute e prolungate ondate di calore che hanno riversato temperature record non solo in atmosfera, ma anche nelle profondità dei nostri mari. Il Mar Mediterraneo si trova ad affrontare una grave crisi termica, le cui conseguenze ecologiche ed economiche richiedono un monitoraggio costante e strategie basate su solide evidenze scientifiche.

Per tracciare l’evoluzione di questi fenomeni e comprenderne le dinamiche a lungo termine, il lavoro dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IRBIM) si rivela fondamentale. Attraverso infrastrutture di misurazione e reti di osservazione distribuite sul territorio – come la meda oceanografica situata al largo di Senigallia – i ricercatori del CNR-IRBIM, tra cui l’ingegnere Pierluigi Penna, monitorano costantemente la risposta termica del mare. Tali strumenti permettono di misurare l’inerzia con cui il mare assorbe il calore atmosferico e di incrociare i dati locali con i modelli europei del programma Copernicus, fornendo un quadro conoscitivo essenziale per valutare gli impatti del riscaldamento globale.

Le analisi dicono che l’aumento continuo delle temperature marine sta alterando profondamente l’equilibrio del Mediterraneo. Nel Mar Adriatico la temperatura dell’acqua ha sfiorato i 28 °C a giugno, superato i 29 °C a luglio al largo di Fano ed è arrivata a touching la soglia record dei 30 °C a metà agosto al largo di Senigallia, un valore non più rilevato dal 2012. Questo riscaldamento genera un forte impatto ecologico: si registrano morie di specie che non riescono a spostarsi, migrazioni di massa dei pesci verso aree più profonde o più fredde e una progressiva colonizzazione da parte di specie aliene di origine tropicale.

Sull’impatto delle ondate di calore e sulla gestione del mare, il Direttore del CNR-IRBIM, Gian Marco Luna, ha sottolineato la necessità imperativa di porre la ricerca scientifica al centro di ogni decisione politica ed economica: «La transizione ecologica non può essere affrontata senza una conoscenza scientifica profonda del Mar Mediterraneo. Solo attraverso dati, monitoraggi di lungo periodo e ricerca sarà possibile gestire in modo sostenibile le risorse marine, comprendere gli effetti dei cambiamenti climatici e accompagnare la blue economy verso un futuro più resiliente e competitivo. La scienza deve essere la bussola che consente di trasformare le sfide del cambiamento climatico in opportunità di sviluppo sostenibile per il mare, la pesca e le comunità costiere».

IRBIM e il recupero di una rete fantasma

Durante la campagna di ricerca MEDIAS 2026 a bordo della motonave “G. Dallaporta” nel Tirreno meridionale, è avvenuto un importante recupero di una rete fantasma di 4 tonnellate ad opera dei ricercatori dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR IRBIM). Nelle acque antistanti Termini Imerese (Palermo), la rete pelagica impiegata per i campionamenti biologici ha accidentalmente intercettato un’enorme rete derivante abbandonata. L’attrezzo da pesca abbandonato si era trasformato in un’insidiosa “rete fantasma” e aveva intrappolato diversi esemplari di pesci in avanzato stato di decomposizione. L’operazione per separare la rete da pesca scientifica da quella fantasma e issare quest’ultima a bordo ha richiesto un notevole sforzo pratico.
“Il fenomeno della pesca fantasma (
ghost fishing) e dell’inquinamento marino ad esso collegato rappresenta una seria minaccia per la biodiversità marina: gli attrezzi dispersi o abbandonati continuano infatti a catturare fauna anche senza il controllo dell’uomo, innescando un ciclo continuo di catture successive e danneggiando habitat vulnerabili quali fondali rocciosi, praterie di fanerogame e coralligeno”, spiega il direttore IRBIM Gian Marco Luna. Nel Mar Mediterraneo questo problema è particolarmente rilevante per via dell’intensa attività ittica e della presenza di specie protette o vulnerabili, tra cui tartarughe, cetacei ed elasmobranchi. L’intervento del team CNR IRBIM si inserisce nel costante impegno dell’Istituto per la tutela e la conservazione del mare e si collega alle iniziative di sensibilizzazione sull’inquinamento da plastica e sulla protezione delle risorse marine come “Mediterraneo da remare”, orientate all’obiettivo di salvaguardare almeno il 30% dei mari entro il 2030. “Le dimensioni della rete derivante erano tali da occupare gran parte della zona di poppa necessaria per le attività di campionamento: è stato, quindi, necessario interrompere il survey e procedere allo sbarco della rete presso il porto più vicino attrezzato per lo smaltimento dei rifiuti speciali, ovvero Palermo”, ha dichiarato il ricercatore del CNR-IRBIM Angelo Bonanno, presente a bordo durante la missione. In accordo con la società Finship, armatrice dell’imbarcazione, la motonave ha temporaneamente sospeso i campionamenti e affidato la rete a una ditta specializzata e incaricata del regolare smaltimento. La campagna MEDIAS (Mediterranean International Acoustic Survey) è condotta all’interno della Geographical Sub Area 10 ed è inserita nel Programma Nazionale di Raccolta Dati sulla Pesca previsto dal Regolamento UE n. 1004/2017. Le attività prevedono l’acquisizione di dati acustici e biologici tramite rete volante con l’obiettivo di stimare la biomassa e la distribuzione spaziale dei piccoli pelagici di elevato interesse commerciale, in particolare acciughe (Engraulis encrasicolus) e sardine (Sardina pilchardus). Il team di ricerca  IRBIM attivo a bordo della M/N “G. Dallaporta” era composto da Angelo Bonanno, Simona Genovese e Giovanni Giacalone (CNR-IRBIM), affiancati da tre dottorandi e tre studenti dell’Università degli Studi di Messina. Maggiori informazioni sono state pubblicate dall’ufficio stampa CNR e sui canali sociali.

XII Rapporto sulla Bioeconomia in Europa

Martedì 16 giugno 2026, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si è tenuta la presentazione del XII Rapporto sulla Bioeconomia in Europa, intitolato “La bioeconomia per la crescita e la resilienza”. Il documento, realizzato dal Centro Studi di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Cluster SPRING, mostra un settore in forte espansione e sempre più strategico per la transizione ecologica. Nel 2025 la Bioeconomia Europea ha generato ben 3.174 miliardi di euro (l’8,8% dell’economia UE) e dato lavoro a 17 milioni di persone. In questo scenario l’Italia è al terzo posto in Europa per fatturato e occupazione dietro solo a Germania e Francia. Secondo il rapporto, il settore, infatti, è un vero e proprio motore di sviluppo, soprattutto per le aree rurali e costiere in quanto genera oltre il 10% del PIL e l’8% dell’occupazione nazionale. Il Prof. Andrea Lenzi, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha sottolineato come la bioeconomia valorizzi la biodiversità nazionale trasformando residui e risorse in bioprodotti ed energia pulita. Il Prof. Fabio Fava (Coordinatore del GCNB) ha rimarcato il valore del Rapporto come bussola per istituzioni e mondo della ricerca, mentre il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha concluso evidenziando come il settore sia ormai una leva geopolitica di resilienza per ridurre la dipendenza dalle importazioni fossili. L’evento ha rappresentato un’importante vetrina per la gestione sostenibile delle risorse marine. Sono stati presentati i risultati e le linee guida del Gruppo di Lavoro per la Bioeconomia Blu “Usi dello Spazio Marino”, arricchiti dall’intervento del Direttore del CNR IRBIM, Gian Marco Luna. Per garantire un utilizzo equo e sostenibile dello spazio marino a supporto delle filiere del settore, il Gruppo di Lavoro ha proposto l’istituzione di un Centro Transdisciplinare, che capitalizzerà l’esperienza e i risultati del progetto MSP4BIODIVERSITY, finanziato nell’ambito dello Spoke 2 del PNRR NBFC (National Biodiversity Future Center). Oltre a questa iniziativa, sono state identificate quattro filiere pilota strategiche, caratterizzate da un alto potenziale di replicabilità e scalabilità sul territorio nazionale: l’ostricoltura in Sardegna, la coltivazione delle alghe in Puglia, la pesca artigianale in Sicilia e, infine, una serie di attività dedicate alla formazione professionalizzante per gli operatori del settore. Ulteriori dettagli nella nota stampa del CNR. Qui invece il link per la lettura completa del XII Rapporto: La Bioeconomia in Europa.

Cerimonia di consegna Bandiere Blu 2026

Roma, 14 Maggio 2026. Si è tenuta presso la Sede Centrale del CNR a Roma la cerimonia di consegna dei prestigiosi riconoscimenti FEE per le Bandiere Blu 2026. Sono stati 257 i Comuni rivieraschi e gli approdi turistici italiani che hanno ottenuto dalla Foundation for Environmental Education (FEE) l’ambita Bandiera Blu 2026, segnando una crescita virtuosa con undici riconoscimenti in più rispetto ai 246 dello scorso anno. Alla cerimonia ufficiale presso l’Aula Convegni del Consiglio Nazionale delle Ricerche, erano presenti i sindaci delle località premiate, il Presidente della fondazione FEE Italia Claudio Mazza ed il Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi. A rappresentare l’Ente all’evento è intervenuto Gian Marco Luna, Direttore dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine (CNR IRBIM) che nel suo discorso ha portato i saluti del Presidente del CNR, prof. Andrea Lenzi, e del Direttore del Dipartimento DSSTTA CNR, dott. Francesco Petracchini, e sottolineato il ruolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, attraverso i suoi Istituti impegnati nelle scienze del mare, come una delle più importanti reti di ricerca marina del Paese e dell’intero Mediterraneo. Il CNR, attraverso i suoi Istituti che operano in tutti i campi delle scienze marine, svolge infatti ogni giorno un lavoro fondamentale per comprendere i cambiamenti che interessano i nostri mari e per fornire conoscenza e strumenti concreti alle istituzioni, ai territori e alle comunità. “Trasformiamo la conoscenza scientifica in supporto operativo per il Paese. La ricerca oggi non è più chiusa nei laboratori. La ricerca deve dialogare con i territori, con i Comuni, con le imprese, con le istituzioni nazionali ed europee”, ha dichiarato il Direttore del CNR IRBIM. “Deve aiutare chi governa a prendere decisioni migliori, basate su dati, evidenze e visione di lungo periodo. Ecco perché momenti come questo sono così importanti. La Bandiera Blu rappresenta infatti un esempio virtuoso di come amministrazioni locali, cittadini e comunità scientifica possano lavorare insieme verso obiettivi comuni.” “L’Italia ha tutte le competenze per diventare un modello europeo di gestione sostenibile del mare e delle coste. Abbiamo straordinarie professionalità scientifiche, amministrazioni locali capaci, una tradizione marittima unica e una biodiversità che il mondo ci invidia. Ma dobbiamo continuare ad investire nella ricerca e nella conoscenza. E soprattutto, senza cultura del mare non esiste futuro per un Paese come il nostro. Il mio speciale ringraziamento anche a tutte le donne e gli uomini della ricerca scientifica, del CNR ma non solo, che lavorano spesso lontano dai riflettori, ma con un impatto enorme sul futuro del Paese.”

Il riconoscimento della Bandiera Blu premia la bellezza paesaggistica, ma certifica un percorso di eccellenza ambientale strutturato e misurabile. Nella complessa fase di valutazione portata avanti dalla Commissione secondo un rigido schema procedurale, diversi Enti Istituzionali, tra cui anche il CNR, hanno fornito il loro contributo tecnico. Altre informazioni sono nella pagina news del CNR e l’elenco dettagliato è riscontrabile alla pagina ufficiale del FEE programma Bandiera Blu.

Scuola di Formazione Tassonomica: specie megazoobentoniche indicatrici di Ecosistemi Marini Vulnerabili (VME) nel Mediterraneo.

Dal 5 al 9 ottobre 2026 la sede CNR di Capo Granitola (TP) ospiterà la Scuola di Formazione Tassonomica dedicata alle specie megazoobentoniche indicatrici di Ecosistemi Marini Vulnerabili (VME) nel Mediterraneo. Un appuntamento altamente specialistico rivolto a studenti, giovani ricercatori e professionisti del settore marino, con l’obiettivo di potenziare le competenze nel riconoscimento tassonomico e nel monitoraggio degli habitat profondi.

Il corso, organizzato dal Gruppo di Lavoro Zoobenthos del CNR-IRBIM, propone un percorso intensivo che combina lezioni frontali, attività di laboratorio e dimostrazioni sul campo. Tra gli obiettivi principali figurano il miglioramento della qualità dei dati tassonomici e la comprensione del ruolo ecologico delle specie indicatrici  di VME. 

Il programma prevede sessioni dedicate ai principali gruppi tassonomici del megabenthos mediterraneo — Porifera, Echinodermata, Cnidaria, Mollusca e Brachiopoda — guidate da esperti provenienti da università e istituti di ricerca nazionali. Ampio spazio sarà riservato anche alle metodologie di campionamento, ai protocolli di raccolta dati  e analisi di immagini e campioni in laboratorio fino all’attività di campo dedicata alle tecniche di campionamento del megabenthos.

La partecipazione è aperta a un massimo di 25 persone, con iscrizioni aperte fino al 30 giugno 2026. Per candidarsi è necessario compilare il form online e inviare CV e lettera motivazionale.

Un’occasione preziosa per formarsi sul campo e contribuire alla tutela degli ecosistemi marini profondi del Mediterraneo.

National Coordination Meeting e sessione plenaria del Programma di Lavoro Nazionale Raccolta Dati Alieutici (PLNRDA)

Il 31 marzo si è tenuto a Roma, nella Sala Convegni del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il National Coordination Meeting e la sessione plenaria del Programma di Lavoro Nazionale Raccolta Dati Alieutici (PLNRDA) per il 2026.

Il PLNRDA è un programma finanziato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) tramite il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura (FEAMPA), ed è realizzato da un Raggruppamento Temporaneo di Imprese composto da CNR, CIBM, CoNISMA, COISPA, NISEA, OCEANIS, FEDERPESCA R&S, AGER, RETEMARE e UNIMAR, coordinato da CNR-IRBIM in qualità di mandataria.

Attraverso il PLNRDA, il MASAF ottempera agli obblighi previsti dal Data Collection Framework (DCF) Regulation, che disciplina la raccolta di dati sulla pesca e l’acquacoltura nell’Unione Europea.

Alla riunione hanno partecipato circa 180 persone, di cui 130 in sala e 50 in collegamento streaming, appartenenti ai partner del Raggruppamento Temporaneo di Imprese e ad altri enti interessati. In rappresentanza del MASAF erano presenti la Direttrice Generale, Graziella Romito, e la Corrispondente Nazionale, Maria Vittoria Briscolini; per la Commissione Europea, Raluca Ivanescu, Head of Unit DG MARE C3; per la Commissione Pesca per il Mediterraneo (FAO-GFCM), Elisabetta Morello, Senior Fishery Officer; e per il CNR, il Direttore dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine (CNR-IRBIM), Gian Marco Luna, e il Direttore del Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente, Francesco Petracchini.

L’incontro si è svolto per l’intera giornata, concludendosi verso le 17:00. Sono state presentate numerose relazioni che hanno toccato vari aspetti del PLNRDA, dai campionamenti biologici alle campagne di pesca sperimentali in mare, riportando i risultati delle principali attività svolte nel 2025, quelle in corso nel 2026 e proponendo scenari di attività per gli anni futuri. L’evento si è svolto prevalentemente in lingua inglese, per facilitare la partecipazione dei funzionari della Commissione Europea.

Transformative Ocean Science:

Dal 24 al 27 marzo 2026 la città di Venezia ha ospitato la prima edizione dell’International Symposium – Transformative Ocean Science, un appuntamento di rilievo internazionale organizzato da CNR ISMAR, DSSTTA e IRBIM, in collaborazione con i principali attori della ricerca marina nazionale e internazionale. L’evento è nato per rispondere alla crescente necessità di trasformare la conoscenza scientifica in azioni concrete, ponendo al centro la nuova visione europea racchiusa in “The Ocean Pact”, la nuova strategia europea dedicata al futuro degli oceani. Il Simposio rappresenta un forum ad alto livello che riunisce comunità scientifiche, enti di ricerca, decisori politici e organismi internazionali per discutere come la scienza del mare debba evolvere per affrontare le più urgenti sfide ambientali e sociali. L’obiettivo è esplorare come scienza, etica e innovazione possano collaborare per rendere operativa la sostenibilità del nostro pianeta blu e contribuire all’attuazione dell’Ocean Pact.

Il Simposio ha previsto tre giornate su invito durante le quali il confronto tra i partecipanti si articola attorno a tre pilastri fondamentali: il primo è dedicato alla Scienza Trasformativa, con una riflessione sul ruolo della ricerca nel coniugare sviluppo economico, responsabilità etica ed equilibrio ambientale, affinché la scienza possa produrre cambiamenti reali incidendo sulle decisioni politiche e sulla gestione delle risorse marine; il secondo pilastro, Oltre i confini della ricerca, esplora le nuove frontiere scientifiche e gli approcci interdisciplinari necessari per implementare pienamente l’Ocean Pact dell’Unione Europea; il terzo, Dalla conoscenza all’azione, concentra le attività sull’elaborazione di strumenti concreti per orientare la governance oceanica del futuro, tra cui una Strategic Roadmap per definire priorità strategiche e aree di ricerca collaborative, un Policy Brief con raccomandazioni chiave per la Commissione Europea, il Parlamento Europeo e i partner internazionali, e un White Paper dedicato alla Scienza Oceanica Trasformativa e al contributo dell’Ocean Pact. La quarta giornata, il 27 marzo, aperta al pubblico ha previsto anche l’intervento del premio Nobel Prof. Tim Hunt con la plenary lecture intitolata “Chromosomes, Nerves, Cell Division: Fundamental Discoveries In Biology At Marine Stations. What Next?” che ha fatto una panoramica di straordinarie scoperte avvenute presso Centri di ricerca e stazioni marine. Il Comitato Scientifico del Simposio riunisce figure di altissimo profilo nel panorama della ricerca marina internazionale, provenienti da enti di ricerca, università e organizzazioni europee e globali. Guidato da Mario Sprovieri, Direttore del CNR‑ISMAR, il Comitato include esperti di oceanografia fisica e biologica, osservazione della Terra, etica applicata, innovazione tecnologica, governance oceanica e cambiamento climatico; è presente anche il Direttore di IRBIM, Gian Marco Luna. L’esperienza dei membri del comitato scientifico a programmi strategici internazionali, missioni oceanografiche, infrastrutture di ricerca e iniziative europee come la Ocean & Waters Mission e l’Ocean Pact garantisce una supervisione scientifica autorevole e interdisciplinare e concreta per la promozione della Scienza Trasformativa.
In qualità di co‑organizzatore, IRBIM prevede la presenza di Fabio Campanella, Valentina Lauria, Andrea Miccoli e Emanuela Fanelli che fungeranno da facilitatori durante i lavori; tuttavia il coinvolgimento è esteso all’intera comunità scientifica, che potrà contribuire con riflessioni e contenuti attraverso un form dedicato. Il tempo stimato di compilazione è di circa 50 minuti, la scadenza per l’invio è il 30 aprile e il contatto di riferimento è la Dr.ssa Elena Gissi (CNR ISMAR).

 

La nuova sede IRBIM ad Ancona

Dicembre 2025. Iniziano i lavori di ristrutturazione della storica palazzina ex-Fincantieri, destinata a diventare la nuova sede dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine (CNR IRBIM) di Ancona. Con un investimento complessivo di 7,2 milioni di euro, l’intervento trasformerà uno degli edifici più iconici del porto dorico nella nuova sede IRBIM. Il progetto architettonico, curato dallo studio Simone Subissati Architects, si è aggiudicato il prestigioso premio “The Plan” nel 2022 ed è stato anche selezionato per rappresentare l’eccellenza italiana al Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2025. La nuova sede avrà: laboratori moderni e infrastrutture tecnologiche avanzate per potenziare la ricerca marina; una sala conferenze da 90 posti concepita come spazio polifunzionale aperto alla cittadinanza per eventi culturali e divulgativi e potrà rafforzare il legame storico e operativo tra la comunità scientifica, il porto e il tessuto cittadino. Il direttore Gian Marco Luna ha dichiarato che la nuova sede sarà un polo strategico per la ricerca internazionale e un punto di riferimento imprescindibile per la Blue Economy” e il responsabile della sede di Ancona, Luca Bolognini, ha sottolineato l’importanza di restituire valore a un edificio storico mettendolo al servizio del futuro del mare. La realizzazione del progetto è stata resa possibile grazie ai fondi dei Ministeri MEF e MUR e a una stretta collaborazione istituzionale con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, la Capitaneria di Porto e il Comune di Ancona. È possibile trovare approfondimenti ai seguenti link:

Progetto EM4SSF per monitorare la piccola pesca in Europa

Febbraio 2026. Raggiunti i primi milestones del progetto EM4SSF-Enhancing Monitoring for Sustainable Small-scale Fisheries per migliorare, attraverso l’integrazione di tecnologie geospaziali avanzate e la cooperazione internazionale, la conoscenza sulla pesca su piccola scala (Small-Scale Fisheries, SSF), un settore fondamentale ma spesso caratterizzato da dati limitati,
EM4SSF si concentrerà su cinque casi studio: Italia, Spagna, Portogallo, Danimarca e Grecia con i quali sarà promosso un quadro comune per la raccolta, validazione e l’elaborazione dei dati e facilitato lo scambio di informazioni tra istituti di ricerca e regioni anche al fine di supportare l’adozione di sistemi avanzati di tracciamento, in piena linea con il nuovo Regolamento UE 2023/2842. Per seguire da vicino i progressi del progetto è stata attivata la newsletter del progetto. Ecco il link per le iscrizioni

Un commosso addio alla Professoressa Serena Fonda Umani

È con profonda tristezza che l’Istituto di Ricerca per le Risorse e le Biotecnologie Marine (IRBIM) e l’intera comunità scientifica salutano la Professoressa Serena Fonda Umani, già Ordinario presso l’Università degli Studi di Trieste. La sua dipartita lascia un grande vuoto nel panorama della ricerca marina nazionale e internazionale, e in tutti coloro che hanno avuto l’onore di conoscerla e collaborare con lei. La Professoressa Fonda Umani è stata una scienziata di eccezionale competenza e di fama indiscussa nel campo dell’Ecologia Microbica marina. La sua dedizione all’indagine scientifica l’ha portata ad essere una delle prime donne pioniere nell’oceanografia italiana, imbarcandosi in spedizioni che l’hanno vista operare dal Mar Mediterraneo fino all’Antartide. Oltre alla sua ricca produzione scientifica, la Professoressa Fonda Umani è stata un punto di riferimento per l’intera comunità grazie alla sua condotta sempre improntata a lealtà, integrità ed etica professionale, doti che hanno arricchito ogni contesto lavorativo e l’hanno resa un modello per le generazioni future. Solo pochi mesi fa, la comunità scientifica aveva avuto il privilegio di renderle omaggio con un Premio alla Carriera in occasione del Forum della Biodiversità organizzato dal NBFC – National Biodiversity Future Center a Milano. In questo momento di dolore, l’IRBIM desidera ricordarla attraverso le sue stesse parole e la sua passione, condividendo questa intervista rilasciata alcuni anni fa con la quale lei stessa racconta con lucidità e amore la bellezza dell’essere biologa marina e l’importanza cruciale dello studio dell’infinitamente piccolo nei nostri mari e oceani.

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