Il CNR-IRBIM di Oristano, il CReS (Centro di Recupero del Sinis), la Rete Regionale dell’Assessorato all’Ambiente della Sardegna e il Ceas di Nora (Centro di Educazione Ambientale e alla Sostenibilità) aderiscono all’iniziativa dell’Accademia d’Arte di Cagliari per promuovere la salvaguardia del Mediterraneo. Da questa rete di partner nascerà una serie di iniziative scientifico-culturali volte a raccontare la fragilità degli ecosistemi marini, l’impatto delle attività umane e l’importanza della tutela della fauna protetta. L’obiettivo comune è unire la forza espressiva dei linguaggi artistici al rigore della ricerca scientifica, traducendo dati e conoscenze in storie visive immediate rivolte al grande pubblico e alle nuove generazioni. La prima iniziativa nata da questa collaborazione sarà una mostra allestita negli spazi del Lazzaretto di Cagliari. Il percorso espositivo vedrà coinvolti direttamente studenti e docenti dell’Accademia d’Arte affiancati dai ricercatori e dagli esperti del CNR-IRBIM, del CReS, della Rete Regionale e del Ceas- Centro di Educazione Ambientale e alla Sostenibilità.
Categoria: Oristano
Campagna di sensibilizzazione sui rifiuti plastici a mare
L’inquinamento da plastica nei nostri mari rappresenta una minaccia letale per la fauna marina, in particolare per le tartarughe Caretta caretta. Andrea De Lucia e Andrea Camedda dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del CNR (IRBIM), con sede a Torregrande (Oristano), lanciano un nuovo allarme sull’impatto devastante dei rifiuti plastici, promuovendo un’importante campagna di sensibilizzazione contro l’abbandono dei rifiuti in mare e lungo le coste. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività del CReS (Centro Regionale Recupero Tartarughe e Cetacei), struttura nata dalla collaborazione tra l’Area Marina Protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre e il CNR IRBIM di Oristano. Gli studi condotti evidenziano una situazione critica: sacchetti, imballaggi e frammenti di plastica galleggianti vengono scambiati dalle tartarughe per cibo, come le meduse di cui si nutrono comunemente. L’ingestione di questi materiali provoca severi blocchi intestinali, denutrizione e spesso la morte dell’animale, oltre ai frequenti casi di soffocamento e intrappolamento negli attrezzi da pesca abbandonati o smarriti. Per contrastare l’emergenza, la campagna mira a coinvolgere direttamente cittadini, turisti e comunità locali. Il piano d’azione punta sull’educazione alla prevenzione a terra per eliminare la plastica monouso e garantire il corretto smaltimento dei rifiuti, ma anche sulla cooperazione con i pescatori per incentivare il recupero delle plastiche rimaste impigliate nelle reti durante le battute in mare. Infine, i ricercatori sollecitano diportisti e bagnanti a segnalare tempestivamente ai centri di recupero la presenza di tartarughe ferite o in evidente difficoltà. La salvaguardia dell’ecosistema marino dipende dai comportamenti individuali: bloccare il flusso dei rifiuti prima che raggiunga l’acqua è l’unica strada per garantire la sopravvivenza di questa specie simbolo del Mediterraneo. Qui il link del servizio RAI Sardegna.